Storie Olimpiche — 16 ottobre 2014 at 00:00

17 ottobre 1968: il pugno nero di Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi di Città del Messico

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Carlos-SmithCittà del Messico, 17 ottobre 1968. Una data rimasta impressa nella storia delle Olimpiadi per quanto accade, durante la premiazione dei 200 metri maschili.

La vittoria, nella finale disputata il giorno precedente, è andata allo statunitense Tommie Smith che grazie ad un impressionante rettilineo finale, ha vinto a braccia alzate, stabilendo il nuovo primato del mondo della distanza in 19″83.

Questo record resisterà 11 anni e sarà battuto da Pietro Mennea che firmerà il suo celebre 19″72, durante le Universiadi del 1979, proprio sulla stessa pista. Alle spalle di Smith si classificano l’australiano Peter Norman ed il connazionale John Carlos.

Al momento della premiazione, i due atleti afroamericani si presentano scalzi (con calze nere). Smith indossa una sciarpa nera intorno al collo (per rappresentare l’orgoglio dei neri americani), Carlos ha la parte superiore della tuta aperta (per mostrare solidarietà con tutti gli operai Stati Uniti) e una collana. Entrambi hanno una mano guantata di nero.

Avrebbero dovuto essere due ma Carlos dimentica il suo paio di guanti al villaggio olimpico e così, è Smith a darne uno al suo compagno di squadra che, pare su suggerimento dell’australiano Norman (che aderisce alla protesta, mostrando sul petto, come gli altri due medagliati, il distintivo del Progetto Olimpico per i Diritti Umani) lo mette sulla sua mano sinistra (per questo motivo Carlos alza l’altro pugno, rispetto al vincitore e al saluto del Black Power).

Appena iniziano a risuonare le notte dell’inno statunitense, Smith e Carlos, con le medaglie al collo, chinano la testa ed alzano il pugno guantato di nero al cielo. L’immagine è fortissima, finisce immediatamente su tutte le prime pagine mondiali rappresenterà il più importante gesto di protesta mai avvenuto durante un edizione delle Olimpiadi. Il messaggio che Smith e Carlos vogliono mandare al mondo è chiaro per dimostrare contro la situazione dei neri in America ed i diritti negati.

Terminato l’inno buona parte del pubblico presente allo Stadio Olimpico di Città del Messico fischia questo gesto di protesta che sarà criticato da alcuni ed apprezzato da altri nei dibattiti che ne seguiranno. Il presidente del CIO Avery Brundage (uno dei più criticati nella storia del movimento), usa la linea dura contro i due atleti, facendo immediatamente espellere Smith e Carlos dal villaggio olimpico.

Al loro rientro a casa, non ricevono una grande accoglienza, subiscono insulti e persino minacce di morte. Avranno destini simili,  impiegheranno parecchio tempo prima di riuscire a “ripartire”. Entrambi giocheranno a football americano, alleneranno nell’atletica leggera e riceveranno nel 2008 il premio Artur Ashe agli Espy Awards, per onorare la loro azione nel 1968. John Carlos attualmente lavora come consulente in una scuola mentre Tommie Smith è un pubblico oratore e recentemente è stato tra gli invitati del Mennea Day, lo scorso 12 settembre, allo stadio dei Marmi di Roma.

Anche l’australiano Peter Norman subirà le conseguenze di quel 16 ottobre 1968. Sarà ostracizzato dai media australiani e non verrà fatto partecipare alle Olimpici di Monaco di Baviera 1972, nonostante avesse tutte le carte in regola per farlo. Nel giorno del suo funerale, nel 2006, saranno proprio Smith e Carlos a portare la sua bara.

Video, la finale dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico 1968:

Video, la protesta di Tommie Smith e John Carlos:

il trailer del docu-film che racconta la storia di quel giorno:

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