Los Angeles 1984 – 30 anni dopo: 5 agosto, primo oro olimpico per i fratelli Abbagnale, Gabrielle Andersen e gli interminabili ultimi metri della sua maratona

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fratelli-Abbagnale-Los-Angeles-1984Il 5 agosto di 30 anni fa alle Olimpiadi di Los Angeles 1984, scocca l’ora del primo titolo olimpico per i fratelli Abbagnale. Carmine e Giuseppe, con il timoniere Di Capua, conquistano infatti l’oro nel 2 con, battendo gli equipaggi di Romania e Stati Uniti che salgono insieme a loro sul podio.

Sempre nel canottaggio, è il giorno della prima medaglia d’oro per il leggendario britannico Steve Redgrave che qui si impone nel 4 con (guarda il video).

L’Italia della scherma intanto, come da tradizione continua a non tradire. Arriva l’oro dal fioretto maschile a squadre, conquistato da Mauro Numa (già primo nell’individuale), Andrea Borella, Stefano Cerioni, Andrea Cipressa e Angelo Scuri.

La ginnastica artistica assegna gli ultimi titoli in questa edizione. Grande protagonista delle finali agli attrezzi femminili è la rumena Ecaterina Szabo. L’argento dell’all around femminile e oro con al squadra, si impone al corpo libero, al volteggio e alla trave (guarda il video).

Cinque i titoli che si assegnano sulla pista del Memorial Coliseum nella giornata di finali dell’atletica leggera. Carl Lewis, dopo aver vinto i 100 metri, continua a comporre la sua storica impresa di eguagliare quanto fatto da Jesse Owens a Berlino nel 1936, vincendo anche nel salto in lungo (titolo che difenderà con successo sino ad Atlanta 1996), davanti all’australiano Gary Honey e all’azzurro Giovanni Evangelisti.

L’americana Evelyn Ashford si laurea regina dello sprint femminile, facendo suoi i 100 metri (guarda il video). Il grande Edwin Moses, dopo aver dovuto saltare Mosca 1980 per il boicottaggio degli Usa, torna all’oro olimpico nei 400 ostacoli, 8 anni dopo Montreal 1976 (guarda il video).

E poi la maratona femminile…per la prima volta ai Giochi anche le donne corrono la gara simbolo. Vince la statunitense Joan Benoit, davanti alla norvegese Grete Waitz e alla portoghese Rosa Mota, ma a far notizia più di tutte è la svizzera Gabrielle Andersen-Schiess. Quando entra nello stadio, le prime sono ormai arrivate da oltre 20 minuti. Con il suo cappellino bianco in testa e l’andatura barcollante, impiega 5 minuti e 44 secondi per compiere l’ultimo giro di pista (più di 18 minuti per l’ultimo km), sostenuta da tutto il pubblico. Un vero e proprio calvario per arrivare a tagliare il traguardo in 37esima posizione. I suoi ultimi metri saranno destinati a diventare, di lì a poco, una delle immagini simbolo nella storia delle Olimpiadi.

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