Storie Olimpiche — 23 marzo 2016 at 18:53

Lillehammer 1994: Dan Jensen, mai arrendersi nell’inseguimento dei propri sogni

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Dan-Jansen-Lillehammer-1994Le Olimpiadi ci regalano sempre in ogni edizione, sia estiva che invernale, tante storie da raccontare. Nell’odierna pagina di storie olimpiche, ne abbiamo scelta una che esemplifica la dedizione e la perseveranza nel cercare di raggiungere il sogno di una vita sportiva, senza arrendersi e scoraggiarsi dopo problemi e fallimenti.

L’atleta protagonista è Dan Jensen, statunitense ed interprete del pattinaggio velocità. La sua storia olimpica inizia a Sarajevo nel 1984. E’ qui infatti che, appena 18enne, partecipa per la prima volta ai Giochi Invernali. Nei 1000 metri è 16mo ma nei 500 metri sfiora a sorpresa il podio, termina al quarto posto, mancando il bronzo per soli 16 centesimi di secondo.

Quattro anni dopo, sono cambiate diverse cose. Jensen non è più un ragazzino e soprattutto è cresciuto molto a livello agonistico. Nel quadriennio che porta a Calgary 1988 si afferma come uno dei più forti sprinter al mondo e si presenta in gara, in Canada, con il titolo di campione del mondo, vinto una settima prima dell’inizio dei Giochi. L’oro olimpico sembra alla sua portata, sia nei 500 che nei 1000 metri.

Il giorno in cui è prevista la prova dei 500, Jensen viene svegliato alle 6 del mattino da una telefonata. Sua madre lo informa sulle condizioni della sorella Jane, che sta combattendo una lunga battaglia contro la leucemia e che probabilmente non riuscirà ad arrivare sino a sera. Prova a parlare con lei per un’ultima volta, promettendole la vittoria. Poco dopo, mentre è in pista per il riscaldamento pre gara, viene a sapere della morte della sorella. Solamente un paio d’ore dopo, si presenta al via della sua batteria, comprensibilmente ancora sotto shock e cade alla prima curva.jen88

Quattro giorni dopo è il momento dei 1000. Quando manca un giro alla fine, il tempo di Jensen è il più veloce di tutti, ma per la seconda volta non riesce a completare la sua gara, cadendo stavolta in rettilineo. Per il sogno olimpico è costretto ad aspettare altri 4 anni.

Ad Albertville 1992, è ancora tra i favoriti ma sbaglia di nuovo: è quarto nei 500 metri e addirittura 26mo nei 1000 metri. In 6 gare e 3 partecipazioni non è ancora riuscito a vincere una medaglia olimpica.

Due anni dopo, sono in programma i Giochi Invernali di Lillehammer 1994, la prima edizione che non si disputa nello stesso anno dei Giochi Estivi, come accaduto fino al 1992. Jensen non si è di certo arreso dopo le disavventure dell’Olimpiade in Francia e nel biennio seguente è l’unico pattinatore a scendere sotto la barriera dei 36″ (per 3 volte) nei 500 metri. Stabilisce un nuovo record mondiale e conquista nel 1994 il titolo iridato nello sprint, presentandosi in Norvegia pronto a giocarsi la sua ultima carta.

Il giorno dei 500, tutto sembra procedere bene, ma sull’ultima curva la sua lama sinistra scivola e gli fa perdere velocità e centesimi preziosi. Quando arriva al traguardo è secondo, ma si rende conto subito che non ci sarà medaglia neanche questa volta. Altri lo sorpasseranno e finirà all’ottavo posto.

Resta una sola gara, i 1000 metri che si disputano 4 gionri dopo, ma Jensen non sembra intenzionato a partecipare. Non è la sua distanza favorita, soffre la stanchezza nel finale e sente di aver perso l’occasione in quella che doveva essere la sua gara. Ci pensa molto prima di decidere se esserci o no. Scende in pista nella quarta coppia, è l’ottava e ultima gara della sua carriera olimpica.

Dopo 200 metri è secondo e ai 600 metri è in testa, rispetto agli avversari scesi sul ghiaccio in precedenza. Commette una leggera imperfezione, appoggiando quasi la mano sul ghiaccio nella penultima curva, ma stavolta non gli sarà fatale. Arriva con grande grinta al traguardo, è primo e nessuno riuscirà a superare il suo tempo che è anche il nuovo record mondiale. jenpodioDan Jensen vince l’agognata medaglia d’oro, proprio all’ultima gara, nell’ultima possibilità e su una distanza in cui non credeva di poter raggiungere simile risultato (clicca qui per guardare il video).

Mentre ascolta l’inno nazionale statunitense ripensa a tutto il passato, a quanto ci è voluto per arrivare dove ha sempre sognato e si commuove. Compie un giro d’onore con l’oro al collo, applaudito calorosamente da tutto il pubblico e condividendo la gioia di questo successo con in braccio la figlioletta che si chiama Jane, proprio come la sorella scomparsa nel 1988.

Non cerco mai di essere migliore degli altri, ma di me stesso“, questo lo spirito che ha portato Dan Jensen a non mollare e a non lasciarsi abbattere, premiandolo con l’alloro olimpico,inseguito sino all’ultimo metro dell’ultima gara.

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