Storie Olimpiche — 18 ottobre 2013 at 00:00

18 ottobre 1968: 45 anni fa il salto nel futuro di Bob Beamon alle Olimpiadi di Città del Messico 1968

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olympics-1968-bob-beamon_1070931Era inevitabile che nella nostra sezione, dedicata alle “Storie Olimpiche“, si sarebbe prima o poi reso omaggio ad uno dei momenti più emozionanti nella storia delle Olimpiadi e dello sport: il fantastico 8.90 con cui l’americano Bob Beamon vinse l’oro nel salto in lungo ai Giochi di Città del Messico nel 1968. Per farlo abbiamo scelto proprio il 18 ottobre, ovvero il giorno in cui, esattamente 45 anni fa oggi, accadde questo evento.

Nato a New York nel 1946, Robert Beamon non aveva avuto un’infanzia facile. Sua madre era morta di tubercolosi quando lui aveva appena 8 mesi di vita. Crescendo era diventato un ragazzo irrequieto, ma il suo talento atletico era evidente e grazie a questo fu notato dall’allenatore Larry Ellis, ai tempi della high school. Proprio per le sue capacità sportive, ottenne la borsa di studio per l’Università di El Paso ma la perse in seguito, per essersi rifiutato di partecipare ad un incontro di atletica contro la Brigham Young University, in segno di protesta contro la condotta razzista dell’ateneo mormone.

Per questo rimase senza una guida tecnica poco prima dei Giochi Olimpici e il suo compagno di nazionale Ralph Boston (oro a Roma 1960, argento a Tokyo 1964 e bronzo a Città del Mesico 1968) iniziò a dargli una mano in via non ufficiale.

Ciò nonostante Beamon si presentò tra i favoriti nel salto in lungo a Città del Messico 1968, in virtù delle sue prestazioni in quell’anno. Dopo aver rischiato di non qualificarsi, a causa dei due nulli iniziali, riuscì a centrare l’ingresso nella finale.

7669562676_bc85e6557e_zQuel 18 ottobre era il quarto nella starting list e si presentò in pedana alle 15.45 locali per il suo primo tentativo. Prese il via e staccò perfettamente dopo una veloce rincorsa, atterrando lontanissimo sulla sabbia con due piccoli saltelli. Si capì subito che quel salto era qualcosa di mai visto prima. Nessuno immaginava si potesse andare così in là ed infatti, con gli strumenti in dotazione, i giudici non poterono calcolare l’esatta misura. Ci fu bisogno di molto tempo e di altri metodi per riuscire a stabilire quanto fosse andato lontano Beamon.

Alla fine, dopo una lunga attesa apparve sul tabellone luminoso l’incredibile risultato: 8.90 metri! L’americano iniziò a saltare e a correre per la gioia, applaudito da tutto il pubblico. Beamon aveva battuto il record mondiale di 55 centimetri realizzando un vero e proprio salto nel futuro e uccidendo agonisticamente quella finale.

Ancora oggi quel salto è record olimpico e seconda miglior misura di sempre, superato solo, 23 anni dopo, da Mike Powell che sconfisse Carl Lewis in un duello tutto Usa, nella gara più bella di sempre nella storia del salto in lungo, ai Campionati Mondiali di Tokyo nel 1991. In quell’occasione Powell (mai oro olimpico) riuscì ad andare 5 centimetri oltre Beamon fissando il nuovo record a 8.95 (clicca qui per guardare il video di quella gara). Lewis fu invece secondo con un 8.91 ventoso e non omologabile.

Su Bob Beamon piombarono dopo l’impresa di Città del Messico 1968 (annoverata da Sports Illustrated tra i 5 momenti più importanti nello sport del XX secolo) molti soldi che furono sperperati dal campione americano. Tentò di ritornare alle gare ma era l’ombra di se stesso e non riuscì più a ripetersi neanche lontanamente. Ancora oggi vive nel ricordo di quel 18 ottobre 1968 che gli ha garantito l’immortalità nella storia delle Olimpiadi.

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