Storie Olimpiche — 12 settembre 2013 at 13:39

100 anni fa nasceva Jesse Owens, leggenda olimpica e mito dello sport mondiale

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jesseowensA Oakville in Alabama, il 12 settembre 1913, esattamente 100 anni fa, nasceva James Cleveland Owens, per tutti Jesse. Il suo nome è indissolubilmente legato alla storia delle Olimpiadi e dell’umanità per quanto fatto da lui nei Giochi di Berlino 1936.

Sotto gli occhi di Adolf Hitler che vedeva l’Olimpiade berlinese come un’occasione per dimostrare al mondo la potenza del nazismo e la superiorità della razza ariana, Owens, afroamericano, sgretolò la macchina propagandistica messa in piedi dagli uomini del Reich. Vinse quattro ori nell’atletica: 100, 200, salto in lungo e 4×100. Soltanto il suo connazionale Carl Lewis, un’altra leggenda di queto sport, sarebbe riuscito ad eguagliarlo ai Giochi di Los Angeles 1984, 48 anni dopo.

Jesse-Owens-and-Luz-LongNei 100 metri (vinti in 10″3) e nei 200 metri (20″7 record del mondo) le sue vittorie furono nette mentre la gara più combattutta fu senza dubbio la sfida nel salto in lungo con il tedesco Luz Long. Fu un duello fatto di grandi misure per l’epoca. Owens, il primo ad aver superato nella storia della specialità la soglia degli 8 metri, vinse con 8.06, record olimpico sino ai Giochi di Roma 1960. Con il tedesco nacque una bellissima amicizia in pedana (immortalata da foto che sono state prese spesso come simbolo degli ideali olimpici) che durò fin quando Long morì nella seconda guerra mondiale.

Fu lo stesso Owens a smentire la leggenda che voleva un Hitler furibondo dopo la sua vittoria in questa gara, davanti al beniamino di casa. Il Fuhrer non si alzò e se ne andò arrabbiato, come si è romanzato per diverso tempo: “Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere tedesco mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un’ostilità che non ci fu affatto”, quest è quanto racconta infatti lo sprinter statunitense nel libro “The Jesse Owens Story” del 1970.

Il quarto oro arrivò dalla staffetta che Owens non voleva correre, per lasciare spazio ad altri, già contento dei 3 ori ottenuti sino a quel momento. Schierato in prima frazione, fece il vuoto e lanciò come meglio non avrebbe potuto il quartetto Usa che chiuse in 39″8 davanti a Italia e Germania, stabilendo un primato mondiale, rimasto imbattuto per 20 anni.

images (1)La sua passione per la corsa risale sin dai tempi della scuola (East Technical High School) che Owens frequentava a Cleveland, dove si era trasferito a 9 anni con la famiglia. Oltre a studiare lavorava come lustrascarpe e fu ammesso all’Università dell’Ohio con una borsa di studio per meriti sportivi, grazie alle sue formidabili prestazioni nei Campionati Studenteschi. Da qui Jesse, settimo figlio di una famiglia povera afroamericana, potè dedicarsi finalmente a esprimere tutto il suo talento atletico, sotto la guida di Larry Snyder.

Dopo Berlino 1936 non ricevette grande considerazione dalle istituzioni americane. Il presidente Franklyn Delano Roosvelt non lo invitò infatti alla Casa Bianca ed a essere eletto atleta dell’anno fu il bianco Glen Morris, vincitore del decathlon a Berlino. Erano anni difficili per i problemi razziali negli Stati Uniti. Owens passò al professionismo, percependo ingaggi per corse al limite del circense, contro cavalli, levrieri e mezzi a motore. Dilapidò i suoi guadagni e finì la sua vita come oratore e uomo immagine del Comitato Olimpico americano, morendo a 66 anni, il 31 marzo del 1980 a Tucson, in Arizona. Quattro anni prima aveva ricevuto la Medaglia Presidenziale della Lilbertà da Gerald Ford.

Ho sempre amato correre, è qualcosa che puoi fare da solo, sotto il tuo pieno controllo. Puoi andare in ogni direzione, velocemente o lentamente, lottando contro il vento se ne hai voglia, cercando nuovi orizzonti oltre la resitenza dei tuoi piedi e il coraggio dei tuoi polmoni“, ecco cos’era la corsa per Jesse Owens, uno dei più grandi atleti di sempre, olimpionico immortale.

Video – La finale dei 100 metri ai Giochi Olimpici di Berlino 1936

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