Hockey Prato, Road to Rio 2016 — 9 dicembre 2013 at 17:35

Chiara Tiddi e il 2013 da capitano della nazionale italiana di hockey prato che sogna Rio 2016

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1465371_181600845377227_1481328930_nLe finali della World League di Hockey prato femminile si sono concluse la scorsa notte, in Argentina, con la vittoria dell’Olanda. In questo torneo la nazionale italiana (12ma classificata) si è molto ben comportata, arrivando sino al Round 3 di Londra dove ha sfiorato una storica qualificazione ai Mondiali 2014.

Nel 2013, inoltre, le azzurre hanno vinto anche la Pool B dei Campionati Europei, tornando nell’elite europea e dimostrando che il loro processo di crescita continua. Alle Olimpiadi di Rio 2016 mancano meno di 1000 giorni e queste ragazze proveranno a esserci. Seguiremo il loro sogno a 5 cerchi qui su cerchidigloria.it, cogliendo anche l’occasione di far conoscere di più al pubblico questa disciplina olimpica.

Per iniziare abbiamo incontrato il capitano della squadra italiana, Chiara Tiddi, per fare con lei un bilancio dell’anno che si sta ormai per chiudere, attraverso un’intervista.

Iniziamo dall’avventura in World League, da dove e come è partito  il vostro cammino nella competizione?

Abbiamo iniziato nell’agosto 2012 a Praga. Il gruppo si stava ormai consolidando già dal torneo di qualificazione olimpica di Nuova Delhi. In Repubblica Ceca erano presentí 2/3 di quella squadra. Per problemi di lavoro e studio alcune delle ragazze non hanno potuto partecipare al Round 1, ma sono state ben rimpiazzate da giovani u21. Sapevamo dell’importanza del torneo anche se ci saremmo giocate la qualificazione con squadre sulla carta più deboli di noi.

Praga vi ha aperto le porte per essere, l’anno dopo, a Valencia, un momento cruciale per la squadra. Cosa è scattato nella vostra testa in quel Round 2?

1480549_181338928736752_2129348551_nC’erano squadre di più alto calibro che ci stavano aspettando, come Spagna e Irlanda ma siamo state protagoniste del torneo dall’inizio alla fine, nonostante la sconfitta agli shoot-out contro le spagnole. Sin dall’inizio si vedeva che lo staff e tutte noi al completo credevamo e volevamo a tutti costi la qualificazione. Partita dopo partita il gioco espresso in campo è diventato sempre più fluido, deciso ed efficace. L’affiatamento che caratterizza la rosa della Senior è stato un elemento fondamentale che ha giocato a nostro favore. E’ proprio qui che abbiamo avuto la reale consapevolezza dei mezzi della squadra e l’ambiente ha favorito il raggiungimento dell’obiettivo.

E poi il Round 3 di Londra dove avete giocato alla pari contro tutte, battendo anche nazionali più quotate, quali sono i tuoi ricordi e le sensazioni più belle di quei giorni?

L’esperienza di Londra è stata più che positiva! Abbiamo dimostrato al mondo intero che quanto successo a Valencia non era un caso. 1454973_181591082044870_2053030522_nGrazie al duro lavoro svolto nel mese precedente abbiamo consolidato ancor di più il nostro gioco e questo ha trasmesso molta fiducia alla squadra. Siamo state in grado di tenere testa a tutte le nostre avversarie, anche se in determinati momenti la poca esperienza internazionale ad alto livello si è notata. Sapevamo che ogni partita era una finale a sé. Battere squadre come Stati Uniti, nel girone, o Sud Africa, nostra eterna rivale sin dalle qualificazioni per le Olimpiadi di Londra 2012, e giocare alla pari con l’Inghilterra nell’incrocio, forse un pò aiutata come squadra di casa, è stata una delle sensazioni più appaganti di tutto quest’anno. Finalmente i risultati del sacrificio e del lavoro svolto si sono visti ed il bello è che non eravamo solo noi a vederli, ma tutto il mondo hockeystico.

E’ stato gratificante ricevere attestati di stima e complimenti dal mondo dell’hockey internazionale?

Direi proprio di si, il  riconoscimento mondiale riscontrato nel 2013 deve essere la base per ripartire. Siamo orgogliosi, staff e giocatrici, del lavoro svolto e dei risultati raggiunti quest’anno. I complimenti fanno piacere ma dobbiamo rimanere con i piedi a terra e la testa ben salda sulle spalle. Ê ancora tanta la strada da fare!!  Siamo solo all’inizio.

C’è qualche rimpianto per aver mancato davvero di pochissimo una storica qualificazione ai Mondiali 2014?

A giochi fatti è facile parlare di rimpianti. Non possiamo averne, non possiamo permetterci di portarceli diestro soprattutto perchè il nostro obiettivo è continuare a crescere. Abbiamo l’obbligo di guardare avanti, mai indietro. Tenerci stretto tutto ció di positivo fatto fino ad ora e ripartire da lì per salire sempre più su.

La vostra estate è poi proseguita a Cambrai, in Francia dove avete dominato l’Europeo di Pool B, riconquistando la Pool A fra le migliori squadre del continente. Che momento è stato?

1454871_181599178710727_1801399352_nEra l’obiettivo principale della nostra stagione e per questo abbiamo fatto tesoro di ogni momento passato a Londra, per essere pronte a raggiungere il traguardo che ci eravamo prefissate. In Francia c’è stata la conferma che la strada intrapresa è quella gusta. Sicuramente la voglia di vincere e poter continuare ad avere la possibilità di giocare ad alto livello ci ha permesso di gestire nel migliore dei modi la competizione.

Viste da fuori date l’impressione di essere un gruppo compatto ed affiatato, è davvero così?  

La rosa della Nazionale è in questo momento composta da 30 ragazze, ci potranno essere variazioni ma il gruppo portante è composto da 20/22 giocatrici tra i 18 e i 25 anni ed ha cominciato a lavorare insieme nel gennaio del 2012. Sin da subito c’è stata sintonia tra tutte le ragazze. Il legame che si instaura in una squadra è un fattore fondamentale per far si che tutto funzioni alla perfezione. Una Nazionale deve esprimere il 101%, dentro e fuori dal campo, e l’unione tra le giocatrici rende tutto più facile. Un’unione soprattutto dettata dalla voglia comune di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Rio 2016 significherebbe moltissimo per tutto il movimento. Quanto ci credete e quanto volete essere presenti in Brasile tra 3 anni? 

hoquei-sobre-gramaRio 2016 è l’obiettivo della nostra Federazione. Credono in noi e noi crediamo nel lavoro che stiamo facendo e che la Federazione ci permette di svolgere. Il nostro obiettivo sono le Olimpiadi, ma prima di arrivare dovremo superare uno ad uno gli scalini necessari alla qualificazione. Nel 2014 ricomincerà la World League che darà la possibilità di qualificarsi per Rio. Cominceremo a giocare dal Round 2, quindi il nostro primo obiettivo sarà quello di arrivare al Round 3. Passo dopo passo e con la giusta concentrazione per fare più strada possibile.

Cosa comporta il ruolo di capitano? E’un onore ma anche una reponsabilità, raccontaci come lo vivi.

Sono capitano dall’estate 2011 ed è’stato subito un grande orgoglio esserlo. Capitano non si nasce, ma più in generale si impara ad esserlo, ogni giorno di più. Dentro il campo, ciò che caratterizza il mio ruolo è la possibilità di relazionarsi con gli arbitri. Nell’hockey prato, infatti, questa è una delle regole più importanti: solo il capitano può parlare con gli arbitri ed è 1459698_181591552044823_1901795680_nresponsabile del comportamento delle 11 in campo e della panchina. Sono anche un ponte tra lo staff e la squadra e non sempre è facile. Ogni situazione deve essere gestita con attenzione e cura, si deve trovare l’equilibrio capace di garantire armonia soprattutto per la comunicazione. Bisogna essere capaci di gestire le situazioni estraniandosi dalle stesse, senza che influiscano sentimenti o sensazioni personali.

Tu giochi in Spagna da diversi anni, cosa ti ha insegnato a livello personale questa esperienza?

E’ un’esperienza che mi sta aiutando a crescere, come giocatrice ma soprattutto come persona. Bisogna imparare a conoscere e ad inserirsi in un mondo nuovo, dove in realtà si vive con la stessa filosofia di qualsiasi club sportivo. È la quinta stagione ormai che sono a San Sebastian, ed ho ricordi speciali legati ad ogni anno vissuto qui. Ormai sono nel club anche come allenatrice delle categorie inferiori e stare a contatto con bimbe che condividono la tua stessa passione è meraviglioso. Vederle crescere tecnicamente e tatticamente mi rende felice.

Come vedi, “da fuori” il livello del campionato italiano? Ci sono giovani interessanti pronte ad entrare in futuro nel vostro gruppo?

1424363_181590268711618_1113213193_nSo che ci sono diverse ragazze tra i 14 e i 18 con un gran livello tecnico. Ovviamente la bravura tecnica non basta e non è l’unico elemento che influisce per arrivare in Nazionale. C’è da seguire un processo di crescita individuale e di gruppo con le Nazionali giovanili, soprattutto per entrare nel meccanismo e per cominciare a respirare un pò di azzurro. Sicuramente bisognerà continuare a lavorare con questi piccoli talenti per far sì che in futuro, si spera il più prima possibile, possano far parte della Rosa Senior.

Per i vostri colleghi della nazionale maschile la vita è un pò più difficile in campo internazionale, cosa pensi di loro?

La nazionale maschile ha tutte le possibilità di poter incrementare il suo livello. Ci sono ragazzi giovani e volenterosi pronti al lavoro e al sacrificio. Bisogna dire però che per gli uomini le cose sono un pò più complicate: la strada è più lunga perchè le squadre che competono per i primi 18 posti al mondo sono tante ed il livello è altissimo. Con pazienza bisognerebbe cominciare dalle giovanili, portandole nell’elite europea e da lì lavorare con i ragazzi che crescendo potrebbero garantire un buon livello alla nazionale maggiore.

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