Due Parole su..., SOCHI 2014 — 17 gennaio 2014 at 17:00

Sochi 2014: un avvicinamento non facile tra minacce terroristiche e polemiche sui diritti umani

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Sochi 2014 protestIl lungo countdown entra nella sua fase conclusiva. A Sochi 2014 mancano infatti appena 20 giorni. Non si può nascondere: quello che si sta vivendo per la XXII Olimpiade Invernale non è certamente un avvicinamento facile e sereno.

Le minacce terroristiche, gli attentati di fine anno a Volgograd (dove la fiamma olimpica è attesa il 19 e il 20 gennaio) e quanto sta accadendo in Daghestan, hanno fatto alzare ai massimi livelli l’allarme, portando a rafforzare quello che già era il piano di sicurezza più imponente di sempre nella storia dei Giochi. Oltre a questo e alle polemiche sugli elevati costi e la costruzione degli impianti in alcune aree, c’anche un altro fronte politico che sta rovinando i piani di Vladimir Putin e della Russia. Diversi premier e capi di stato non presenzieranno alla Cerimonia d’apertura del 7 febbraio, in segno di protesta, più o meno dichiarata, contro la questione dei diritti umani nella nazione che si accinge a ospitare, per la prima volta, le Olimpiadi Invernali.

Sotto accusa in particolare la cosidetta “legge anti-gay” che vieta la propaganda dei rapporti definiti non tradizionali. E’un argomento di cui si è molto parlato in questi mesi e di cui sicuramente ancora si parlerà nei prossimi giorni. E’proprio di questa settimana in Italia l’ultima polemica in materia, scatenatasi dopo le dichiarazioni di img-1102211730-47532_mario-pescanteMario Pescante che ha contestato in particolare anche l’iniziativa presa dagli Stati Uniti, la cui delegazione ufficiale sarà guidata dalla leggenda del tennis Billie Jean King, prima sportiva a fare coming out: “È assurdo che un Paese così invii in Russia quattro lesbiche solo per dimostrare che in quel Paese i diritti dei gay sono calpestati. Lo facciano in altre occasioni. I politici ad ogni Olimpiade ne approfittano. Basta con queste strumentalizzazioni: i Giochi non possono essere l’occasione e il palcoscenico per rivendicare diritti che lo sport sostiene quotidianamente”, queste le parole usate dal membro CIO.

Il botta e risposta che ne è seguito, con la dura reazione delle associazioni gay e la replica di Pescante a puntualizzare la sua non omofobia, ha alimentato nuove polemiche, come quelle che scaturiscono dalle dichiarazioni di Putin sull’argomento.

Il nostro è un sito che si occupa delle Olimpiadi a 360° e non spetta certo a noi ad entrare nel merito di questioni che esulano l’evento sportivo. Tuttavia alcune riflessioni vanno fatte. E’indubbio che ogni Olimpiade rappresenti un enorme cassa di risonanza per proteste politiche o per sensibilizzare l’opinione pubblica. Pescante, non ha tutti i torti quando dice questo, il suo problema è stato l’essersi espresso male e con termini impropri. Manifestare per i propri diritti è sacrosanto ed è giusto che le persone omosessuali non subiscano discriminazioni in Russia. Ma il punto è un altro, ovvero, che “colpa” hanno in tutto ciò le Olimpiadi o gli atleti che vi partecipano? Quando i Giochi 2014 furono assegnati a Sochi, 7 anni fa, di queste leggi contestate non vi era nemmeno l’ombra. tibetIl CIO può dire la sua opinione, chiedere ed ottenere il rispetto della carta olimpica durante il periodo delle gare, come fatto, ma non ha purtroppo il potere per interferire sulle leggi che uno stato sceglie di adottare.

Sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso forme di protesta più o meno eclatanti può essere indubbiamente utile per portare l’attenzione su un tema, ma forse sarebbe meglio non limitarsi al solo periodo olimpico, come sempre accaduto in passato, per questioni di volta in volta diverse. Un esempio? Prima dei Giochi Estivi di Pechino 2008 si parlò tantissimo della questione legata al Tibet. Si arrivò persino a spegnere con gli estintori la fiamma, durante il suo viaggio, in segno di protesta. Oggi, nel 2014, finita da 6 anni la ribalta olimpica, onestamente chi ha a cuore ancora questo problema? Perchè non se ne parla più? Se gran parte dell’opinione pubblica all’epoca era indignata e attenta dall’argomento, perchè oggi la questione sembra dimenticata, esclusi gli attivisti che si battono ancora nell’ombra?

Sarebbe giusto riflettere su tutto ciò e forse concepire le proteste in modo differente, non con gesti simbolici, o per “seguire una moda del momento”, ma con fatti concreti e atteggiamenti che durino nel tempo. Dire “boicottiamo le Olimpiadi” non ha senso. Sono una festa dello sport e l’esaltazione del lavoro fatto per 4 anni dagli atleti che intendono coronare il sogno di una vita. Non si devono ignorare i problemi che ci sono ed è giustissimo fare battaglie per i diritti, ma andrebbero indirizzate verso i reali destinatari e non contro la bandiera o la fiamma olimpica, da sempre simbolo universale di uguaglianza, pace e fratellanza tra i popoli.

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