PyeongChang 2018 — 9 febbraio 2018 at 18:41

Aperti a PyeongChang i XXIII Giochi Olimpici Invernali, Yu Na Kim ultima tedofora, le due Coree insieme

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da gazzetta.it
Una magia s’è compiuta oggi nello stadio olimpico di PyeongChang: sono stati tanti, anzi, i momenti in cui lo sport ha ribadito la formidabile forza persuasiva che un mondo migliore è possibile e chi si fa continuamente la guerra o guarda il vicino come un nemico come nel caso della Nord Corea con la confinante Sud Corea, può tentare di rovesciare il destino di un popolo. Non c’è scena più tenera di quella delle due hockeyste con le loro mani sulla torcia per consegnarla all’ultimo tedoforo (la pattinatrice Yu Na Kim) prima dell’accensione, timide e sorridenti: insieme si può, oltre le divisioni politiche.
Non c’è scena più forte della stretta di mano tra il presidente della Corea libera che stringe in mondovisione la mano alla sorella del dittatore Kim Jong Un, che mostra in altre immagini di altri giorni più tristi, la forza dei suoi marchingegni nucleari per spaventare gli Usa e il mondo.
Non c’è simbologia più efficace in quella colomba della pace che si forma sul palco mentre viene cantata Imagine di John Lennon.
Non c’è più unificazione sportiva di una sfilata insieme, sotto la stessa bandiera. Quella bandiera che per una sera cambia anche l’ultimo spicchio divisivo, ovvero il contorno delle isole vicine, presenti nella precedente versione, per non provocare davanti al primo ministro Abe l’irritazione del Giappone che rivendica la sovranità sull’arcipelago Dokdo (Takeshima in giapponese) controllato dalla Corea del Sud. Non c’è retorica nel messaggio del presidente del Cio Thomas Bach, che consegna al mondo una tregua possibile anche dopo i Giochi tra le Coree: “Questo è il momento che tutti aspettavamo, dovete essere fieri di tutto ciò. Il potere dello sport serve a unificare e a non dividere, nel 2016 abbiamo presentato a Rio la nazionale dei rifugiati, adesso ci adoperiamo per le Coree”.
La storica stretta di mano

La storica stretta di mano

FESTA — Un’Olimpiade che grazie a questo straordinario disgelo, nonostante i distinguo americani, i mugugni di certi sudcoreani che non vedono nell’operazione olimpica una vera occasione di pace, è già un successo. Tutto il mondo ha pensato e riflettuto su chi è libero e chi non lo è. Tre ore di cerimonia con lo show a fare da cornice, con la sfilata che ha messo in evidenza i grandi personaggi dello sport della neve a guidare le 192 delegazioni, con le tradizioni coreane e la voglia di vivere due settimane di festa a cinque cerchi, raccontati in un Paese che ora è leader nel mondo (tecnologico) in molti campi e che si trova un dirimpettaio pericoloso e per la prima volta messo davanti alla necessità di essere responsabile anziché guerrafondaio. Bella l’Italia che sogna da domani un oro atteso 8 anni, bellissima l’Olimpiade che vuole regalare la pace a chi non ce l’ha.

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